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TREKKING SUL KILIMANJARO (LUCIA)

ottobre 16, 2017

ghiacciaioUna follia per chi pensa alla vacanza come riposo del corpo oltre che della mente, un sogno per chi ama la montagna. La salita al Kilimanjaro richiede circa una settimana di trekking in cui si vive in stretto contatto con la natura, in assenza di comfort e in condizioni estreme per il fisico dei comuni abitanti di città (le sfide principali sono l’alta quota e il freddo).

L’impegno richiesto è ampiamente ripagato da paesaggi meravigliosi, dalla soddisfazione di un’esperienza non comune e da un profondo contatto con se stessi, favorito dalla fatica fisica e dal tempo scandito dal naturale alternarsi di luce e buio.

E dalle stelle. Siamo in una delle zone del pianeta con minor inquinamento luminoso, all’equatore e in altissima quota: di notte con le torce spente ci si trova immersi in un cielo quasi bianco per la densità incredibile di stelle. A mio avviso varrebbe quasi la pena di andarci solo per quello.

alba a stella pointÈ un’esperienza alla portata di tutte le persone in buona salute ma non va sottovaluta e se non si è sportivi suggerisco di iniziare a prepararsi con almeno sei mesi di anticipo. Ad eccezione del giorno in cui si arriva in vetta (che ognuno vive secondo le sue personali forma fisica e forza mentale), le ore di cammino giornaliere non sono molte (indicativamente non più di 7), il ritmo è blando e il sentiero è relativamente semplice. Bisogna però tenere in considerazione che si cammina tutti i giorni, con tutte le condizioni meteo, che si è in alta quota e che si dorme in tenda (le zone dove fermarsi a dormire sono stabilite dalle autorità del parco e si tratta di approssimativi campeggi con anche dei “quasi-bagni”).

Tra le diverse vie alla vetta, la Machame Route è consigliabile perché permette un percorso diverso in salita e in discesa e perché è più favorevole all’acclimatamento, rispetto per esempio alla più tradizionale Marangu (in quest’ultima si può dormire in rifugi/bivacchi, quindi di notte dovrebbe essere un po’ meno freddo). Un’altra via ben conosciuta è la Lemosho. Il numero di giorni richiesti per salita e discesa varia tra 5 e 8 in base alla via scelta e ad un eventuale giorno aggiuntivo per favorire l’acclimatamento.

Un occhio di riguardo al mal di montagna. Se si parte per questa avventura occorre mettere in conto che arrivati ad una certa quota si possa iniziare a stare male e si debba scendere velocemente rinunciando alla vetta. Per verificare che la montagna non stia causando scompensi, mattino e sera si è sottoposti ad un rapido ma accurato “medical check” da parte della guida.

shira campPer prevenire il problema, i consigli usuali sono muoversi piano, bere e mangiare tanto, restare caldi e cercare di dormire il più possibile. Inoltre alcuni consigliano di prendere per tutta la durata del trekking o anche alcuni giorni prima un farmaco (Diamox), che dovrebbe aiutare ad evitare soprattutto le conseguenze gravi, come l’edema. Il principale effetto collaterale è che agisce con un significativo effetto diuretico; ma è una seccatura condivisa e nessuno si formalizza per le continue soste.

La malaria non è un problema durante il trekking perché si è sempre in quota; eventualmente un repellente può essere utile in città (considerate di passare in città una notte all’arrivo e una alla partenza: sono le uniche docce che farete). Se decidete di fare la profilassi antimalarica (ad esempio per un’estensione del viaggio) tenete conto che nei giorni del trekking dovrete sospenderla (quindi Malarone meglio del Lariam).

Dal punto di vista pratico, per fare il trekking occorrono guide e portatori (per ragioni di sicurezza c’è un numero minimo di guide in base al numero di componenti del gruppo, mentre il numero di portatori è di circa tre a testa, a cui aggiungere almeno un cuoco). Questo spiega in parte il costo piuttosto elevato del trekking (da circa 1500 dollari prenotando con un’agenzia locale in versione basic a oltre 4000 dollari prenotando in Italia e aggiungendo opzioni luxury, come bagno privato, portatori extra, hotel di appoggio di lusso ecc).

Una nota: le mance per il team che vi accompagna in montagna sono d’obbligo, quindi aspettatevi di dover aggiungere in loco 250-300 dollari; inoltre potreste avere bisogno di acquistare/noleggiare parte dell’attrezzatura da montagna.

L’aeroporto più vicino è Kilimanjaro, dove è possibile fare anche il visto per la Tanzania (50 dollari). La città più comoda dove dormire all’arrivo è Moshi. In alternativa potete appoggiarvi ad Arusha: è un po’ più scomodo ma è un’opzione interessante se volete unire un safari nei principali parchi della Tanzania. Aggiungendo 4 giorni e 1000 dollari (accontentandosi di dormire in campeggio) sono fattibili Tarangire (o Lake Manyara) Serengeti e Ngorongoro.

Questo è il sito dell’agenzia di Moshi che consiglio

www.zurisafaris.com

Il riferimento per il trekking è King William!

La stessa agenzia organizza anche safari, bike tours e estensioni mare, oltre che i trasferimenti per l’aeroporto. Possono occuparsi anche del noleggio di attrezzatura e in generale sono molto disponibili.

Per le fanciulle che viaggiano da sole consiglio di dare un occhio a questa agenzia americana (non proprio low cost ma di sicuro valore aggiunto)

www.whoatravel.com

Sul loro sito potrete trovare molte informazioni utili (dai dettagli sul mal di montagna ai suggerimenti per una packing list tutta al femminile).

 

LUCIA

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From → Africa

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