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CUBA: CITTA’ E SPIAGGE (SILVIA)

febbraio 13, 2015

cubaCuba, crogiolo di culture e di razze, è un patchwork dai colori sgargianti, che si ritrovano nella pelle degli abitanti, nell’intonaco delle case, nella frutta tropicale, nella musica che si sente per le strade e nelle piazze, nelle grandi macchine anni ’50 (almendron, disponibili come taxi).

Visitarla oggi permette ancora di cogliere la sua essenza ed originalità, frutto di ripetute contaminazioni, spagnole, africane, americane, cinesi, stratificate una sull’altra fino a creare un’amalgama che l’isolamento protratto ha preservato. L’avvento del turismo ha portato una risorsa economica importante, ma sicuramente sta intaccando una popolazione sempre alla ricerca di nuovi espedienti per sopravvivere. Così ogni cubano potrà improvvisarsi taxista, guida, maestro di salsa, o l’immancabile intermediario che soddisferà qualsiasi richiesta perché avrà l’amico giusto da proporre, per l’alloggio, il ristorante, naturalmente con la lauta “cresta” che gli permette di sbarcare il lunario.

Altro particolare interessante è la moneta con cui affrontare il viaggio: esistono due monete, una chiamata peso convertibile o CUC, utilizzata principalmente dai turisti, nei ristoranti, per comprare beni di una certa entità, l’altra chiamata peso national, corrispondente a un venticinquesimo di CUC, con cui i cubani pagano autobus, fanno la spesa al mercato, vanno a mangiare nei propri ristoranti e caffetterie. Esiste quindi una sorta di doppia economia, quella dei turisti e quella dei cubani che vivono coi loro 40 CUC mensili di stipendio convertiti in peso national. Il consiglio è quindi quello di utilizzare entrambe le monete perché in molti casi conviene pagare con peso national, in quanto il cambio effettuato per la strada sarà sicuramente a sfavore del turista e raddoppiato più volte. Mangiare a peso national è un’esperienza da fare almeno una volta e anche se la pulizia di certe cucine e’ dubbia il prezzo è sicuramente ridotto di un decimo rispetto ai ristoranti per turisti (che si aggirano intorno ai 10 euro per una cena).

cuba1Cominciare la visita dall’Habana vuol dire assaggiare una metropoli dal fascino decadente, che conserva un bellissimo centro storico pedonale, costituito da piazze ristrutturate, ristorantini, l’immancabile Bodeguita del medio, noto ritrovo di artisti come Hemingway, o il Floridita, dove hanno corretto il famoso daiquirì.

Bellissime Placa de las armas incorniciata dalle bancarelle di libri e oggetti usati (a prezzi europei) e calle Obispo, piena di negozi (dove i libri si possono pagare anche in peso national). Bisogna uscire da questo indotto turistico, proseguendo su calle Obispo fino al Boulevard San Raphael, per entrare nel centro Havana e conoscere una realtà più povera, dove non si incontrano quasi i turisti, le case sono diroccate, e i prezzi a peso national.

Un’altra strada degna di nota è callejon de Hamel, un po’ fuori mano, ma raggiungibile percorrendo un buon tratto di Malecon, il famoso lungomare, e poi, chiedendo per strada, qualche intermediario vi saprà condurre, e se si è fortunati, in men che non si dica, questo piccolo vicolo coloratissimo di murales, si animerà di danze africane come la rumba e cartomanti…è un piccolo spaccato di cultura africana conservata (e anche venduta in modo pittoresco) con tanto di piccoli spacci di prodotti della Santeria, una delle quattro correnti religiose impiantate dall’Africa, con divinità che hanno i nomi dei santi cattolici per camuffarsi meglio. Un po’ deludenti i locali notturni, all’Havana sicuramente più moderni come night club e discoteche, dove il tipico son si è trasformato in brani commerciali a ritmo più tecno.

Per ritrovare una Cuba più vera conviene visitare i piccoli centri sparsi per l’isola, anche quelli a volte fuori dalle rotte turistiche, e farsi ospitare nelle case particular, bed and breakfast a casa delle persone, mangiando con loro e facendosi raccontare della loro vita. Per muoversi da una località all’altra è possibile noleggiare un’auto o prendere degli autobus turistici come la Viazul (www.viazul.com) che attraversano tutta l’isola.

La prima città degna di nota è sicuramente Trinidad, coloniale, coloratissima e la meglio conservata, con vie acciottolate e negozietti. Bellissima la piazza centrale con la scalinata che porta alla casa della Musica dove ogni sera fino a mezzanotte si esibiscono suonatori di salsa, e la poco distante casa della Trova, dove non si sprecheranno gli inviti per ballare da parte dei bravissimi ballerini cubani. Per prendere lezioni di salsa è consigliata la casa della cultura di Julio Cesar Chavez, un maestro veramente bravo con la sua scuola di ballo (cercatela in ogni città). La trovate nella via che sale verso la piazza centrale. Una casa particolar molto carina è Dona Lola davanti al Floridita.

A 12 Km da Trinidad è possibile fare un bel bagno nella lunghissima playa Anchon, ma sebbene la spiaggia sia bella, le acque non sono ancora quelle che ci aspettiamo dal mar dei Caraibi.

Poco distante dalla città una visita alla Valle de los Ingenios (zuccherifici), permetterà di comprendere l’inizio dell’epoca coloniale, quando tra i padroni bianchi e gli schiavi neri si sono cominciate a mescolare razze e culture, oltre a gustare il dolcissimo succo della canna da zucchero.

Altre città dalle piazze molto  ben conservate sono Sancti Spiritus con la sua chiesa blu e Camaguey, con una vivace casa della Trova dove passare belle serate a ritmo di salsa.

Proseguendo verso est si arriva a Santiago di Cuba, la seconda città per grandezza dopo l’Havana, più calda e più afrocubana. Qui sono stati sepolti gli eroi nazionali, come Josè Martì  con un mausoleo ottagonale e Compare Segundo, del Buona Vista Social Club, con l’immancabile chitarra incastonata; ogni mezz’ora è possibile assistere al cambio della guardia. Qui è possibile approfondire le radici religiose afrocubane nel museo etnico religioso Fernand Ortiz, noto antropologo cubano, e magari incontrare un babalaw che pratica la divinazione con le conchiglie e cerimonie di purificazione, anche se i metodi utilizzati, così lontani dalle nostre tradizioni, ci potranno turbare un pochino; chiedete a qualcuno del posto, soprattutto nei piccoli centri: ogni quartiere ha il suo babalaw, una sorta di consulente spirituale per la cura di anima e corpo sofferenti. La casa della Trova nel centro città è aperta fino all’una e regala musica e ballerini, soprattutto per le donne. Nella casa del Caribe, invece, è possibile assistere a spettacoli di rumba e musica afro, ma attenzione agli orari cubani, l’orario di inizio può ritardare di parecchie ore…

Consigliata la casa particolar “Maruchi” in calle San Feliz 357, una traversa della via principale, dove potrete alloggiare a 10 euro, mangiare veramente bene (anche se il menù non si discosta dal solito pollo o maiale o pesce compresa aragosta alla brace o al sugo, riso, riso e fagioli, platano fritto) e osservare i ninnoli della Santeria sparsi nel  salone d’ingresso.  Poco prima di Santiago è possibile effettuare un’escursione alla Madonna del Cobre, leggendaria meta di pellegrinaggio, che corrisponde all’Orisha Ochun, divinità dell’amore, fertilità e matrimonio.

Oltrepassando Guantanamo, celebre per la famosa canzone Guantanamera, e inerpicandosi per la tortuosa Ferola, si arriva infine alla più estrema cittadina cubana, isolata per quattrocento anni dal resto dell’isola a causa della sua natura più selvaggia e aspra: Baracoa. E’ sicuramente rigogliosa, con la sua foresta pluviale, colorata, vivace, la culla del son, che mantiene la sua originalità ben custodita dall’isolamento, nella musica, nel cibo, nelle tradizioni…famoso è il cioccolato di Baracoa, venduto anche in palle di cioccolato da sciogliere nel latte. Se andate a mangiare dal turistico Poeta ve ne regalerà una e li potrete assaggiare portate tradizionali che esulano dalla monotonia del resto dei ristoranti. Vivace la casa della Trova talmente piccola che si balla per la strada. Anche qui si possono prendere lezioni di salsa e son alla Casa della Cultura dove risiede anche un’importante compagnia di ballo  Eider Lopez Milian “El Mellizo” (eiderim@correodecuba.cu tel 64-2772).

Uscendo dalla città in direzione Holguin, per una strada lunga e diroccata, si incontra la bella playa Maguana, finalmente con un mare dal color turchese e la sabbia bianca dove ristorarsi con una pina colada o latte di cocco serviti in spiaggia. Vicino a Holguin altra spiaggia degna di nota è Guardalavaca con i suoi resort all inclusive gremiti di canadesi. Per fare del buon mare è consigliabile, tornando verso l’Havana, Cayo Coco o Cayo Gulliermo, nell’arcipelago de Camaguey, e raggiungibili attraverso un terrapieno.

Prima di tornare all’Havana merita una visita Santa Clara, famosa per la guerriglia condotta da Che Guevara, a cui è stato dedicato un museo che ne racconta le gesta dall’incontro con Fidel Castro fino alla sua morte.

Moron e Remedios, nei pressi, non hanno niente di particolare da visitare, ma presentano dei centri più comuni e caratteristici della vera vita di provincia, dove è conveniente utilizzare la moneta nazionale, e alloggiare a poco nel trasferimento da una città all’altra. A Remedios raccomando casa Messi, in calle Jesus Crespo 87 (casamessi@nauta.cu tel 53564939)…parlate un po’ con la nonna, che è stata segretaria del partito e ha conosciuto Castro e Che Guevara.

Da qui poco manca per tornare nella capitale e, volendo, visitare anche la parte ovest, con le sue piantagioni di tabacco, oppure prendere un volo per Cayo Largo, forse il miglior cayo dove gustarsi il mar dei Caraibi….ma l’alma de Cuba è già stata respirata nelle sue stradine colorate, parlando e ballando con la sua gente nelle bellissime cittadine coloniali.

SILVIA

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From → Centro America

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