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EPIRO E TESSAGLIA, NON SOLO MARE IN GRECIA (Silvia)

ottobre 7, 2013

cartinaIl nord della Grecia, prevalentemente montuoso, offre scenari molto diversi da quelli delle classiche isole greche con le casette bianche e blu. E in estate, se si vuole visitare anche la parte continentale, la catena del Pindo, che separa la Grecia dall’Albania, ha sicuramente un clima più accessibile che il torrido sud degli scavi archeologici.

Si tratta di un percorso alternativo che contempla più la parte naturalistica che storica, benchè, in questi paesini ameni e sperduti, si nasconda una Grecia altrettanto vera e antica, radicata nelle vecchie tradizioni, soprattutto legate alla pastorizia e alle incursioni dal nord, dalla Macedonia e dall’Albania.

ioanninaIgoumenitza è il punto di arrivo via mare per chi arriva dall’Italia, una tipica cittadina un po’ anonima cresciuta intorno al porto. Da li è possibile affittare una macchina per partire alla scoperta dell’Epiro, regione a cui appartiene.
In alternativa è possibile arrivare via aereo all’aereoporto di Ioannina, capoluogo dell’Epiro. Già da Igoumenitza a Ioannina la strada comincia a salire e salirà sempre di più via via che ci si inoltra nella regione, prevalentemente montuosa. Ioannina è una vivace cittadina universitaria, adagiata sulle rive di un lago e piena di ristorantini tipici, o, meglio, taberne dove gustare piatti tradizionali. Il centro pulsante è ricco di negozi, tra i quali spiccano quelli di prodotti in argento, da souvenires a gioielli, antiche armature e statuette: Ioannina è la città dell’argento. Il centro nuovo è adiacente al vecchio Kastro, circondato da mura dove si trovano una vecchia moschea e un museo. E’ possibile anche fare una riposante gita in battello sul lago e andare a visitare l’isola con un antico insediamento.

Lasciata Ioannina ci si inerpica a nord, verso la Zagorohoria (letteralmente villaggi dietro la montagna): una strada tortuosa unisce 46 piccoli villaggi dalle grige casette in ardesia, circondati da fiumi, prati, e dominati dall’imponente cima dell’Astraka. Oltre alla strada nuova e asfaltata, esistono ancora i vecchi sentieri che univano i villaggi dove è possibile scorgere ancora molti dei famosi ponti in ardesia che attraversano il fiume.

GOLEQui si trova anche la profonda gola di Vikos, uno strapiombo di 900 metri, che le vale il titolo di gola più profonda del mondo. Ha un effetto meno impressionante rispetto al Gran Canyon, per la folta vegetazione e i colori meno appariscenti, ma lo sorpassa di ben 500 metri.
Tra il villaggio di Monodendri e Vikos è possibile scendere nella gola e percorrere tutte le 6 ore di cammino che li separano, 12 km, approfittando della fresca acqua del fiume per refrigerarsi. Risalendo più a nord, ad Aristi, è un piacere fare rafting e canoa in un altro fiume dalle acque ghiacciate, chiedete di Theo al rafting athletic center, ottima guida che conosce un po’ di parole in tutte le lingue e animerà simpaticamente il percorso sul fiume.

1305529_10151984653328973_2060069817_nDirigendosi verso l’Astraka, adagiati sulle pendici, i due villaggi di Megalo Papingo e Micro Papingo offrono un’oasi di pace e il punto di partenza per la scalata alla vetta. E’ consigliabile partire la mattina presto e percorrere le tre ore di cammino e i 1000 metri di dislivello prima del sorgere del sole, per arrivare al rifugio dove è possibile pernottare al costo di 12 euro in camerate con i letti a castello: ottimo rifugio, pulito e confortevole e piatti gustosi e abbondanti. Dal rifugio partono altri sentieri verso il Drakolimni, il lago del drago, a quota 2003. Diversi sono i laghi dei draghi da queste parti dove narra la leggenda che vivevano draghi costantemente in conflitto tra loro. Pietre nere e bianche vengono lanciate da uno all’altro quando litigano tra loro, e sono quelle che si possono vedere sul fondo dei laghi.
E’ possibile risalire anche a dorso dei muli che percorrono il sentiero una volta al giorno se non si è troppo sensibili agli occhi tristi di questi animali che a mio avviso invocano pietà.
Scendendo stremati dalla montagna, è consigliato un bagno refrigerante nelle pozze di acqua formate dal fiume tra i villaggi di Micro e Megalo Papingo, una sorta di piscine naturali tra le rocce sbiancate, dove è possibile risalire il fiume fino a una bellissima cascata.
Tipica di questa regione è la carne alla brace, dal pollo al maiale, e le torte salate di formaggio o spinaci, rotonde o a ciambella.

Uscendo dalla Zagorohoia verso nord si raggiungono altri paesini montani e ci si dirige verso la Macedonia, mentre, avendo meno tempo a disposizione, è meglio tornare verso Ioannina e da li proseguire con l’autostrada raggiungendo le Meteore sostando a Metsovo.

Metsovo, a un’ora da Ioannina, è un piccolo paesino di montagna, località sciistica invernale, piuttosto singolare. Gli abitanti parlano ancora un’antica lingua neolatina, l’aromaniano, derivante dal rumeno, che gli antichi conquistatori romani hanno portato fino a li. I pastori Valacchi, di orgine slava, abitano ancora in queste terre e vivono di pastorizia. Si potrebbe effettivamente credere di essere in un qualsiasi posto dell’est Europa, piuttosto che in Grecia. La temperatura è fresca, si vendono calde ciabatte di lana, cappelli di pelliccia e tipici prodotti montani, da formaggi a legno intagliato.
Da Metzovo alle meteore la strada scende e la temperatura sale, lasciando l’Epiro per la Tessaglia, ed è una sorpresa quando dopo una serie di infiniti tornanti si vedono apparire all’orizzonte le prime guglie che si inerpicano dal nulla verso il cielo.

METEORELe Meteore sono infatti delle stranissime formazioni rocciose svettanti verso l’alto, che regalano panorami mozzafiato. Oltre a questo, arricchiscono lo scenario i monasteri abbarbicati sulle cime o negli anfratti più impervi, e raggiungibili solo tramite ponticelli e stradine tortuose. Come i castelli delle fiabe, abbelliti da torrette e giardini pensili, dominano la pianura circostante e accolgono ancora all’interno i monaci in ritiro spirituale. In origine i monaci si sono rifugiati qui per sfuggire alle guerre e avevano architettato un sistema di difesa per cui non c’era alcuna strada che portava al monastero ma solo corde e carrucole che venivano calate o ritirate. Ora c’è una strada asfaltata che unisce ad anello tutti i monasteri anche se è ancora possibile percorrere i vecchi sentieri che dai villaggi di Kastraki o Kalambata raggiungono le cime, oppure arrampicarsi com’è di moda ultimamente, sulle pareti scoscese facendo freeclimbing.

Sorpassando le Meteore si può raggiungere il Monte Olimpo, dimora degli dei, con un altro bellissimo rifugio, o migrare verso la Macedonia e la città di Salonicco. Il nord della Grecia è ricco di bellezze naturali, siti archeologici meno famosi ma non meno interessanti e città vivaci e ospitali. Il tour esposto sopra ha la durata di una settimana, quindi è anche pensabile di ripiegare sul bellissimo mare, o dalla parte Ionica nelle isole di Lefkada, Cefalonia, Itaca e Zante, oppure appena sotto l’Olimpo, verso Volos e le isole al nord dell’Egeo.

Fatevi contaminare dal desiderio di esplorare una terra insolita e itinerari meno battuti con una quasi totale assenza di italiani (che in Grecia vanno per le isole, il mare e il Partenone), greci simpatici e ospitali, aria frizzante di montagna e paesaggi incantati, degno connubbio della delicata mano dell’uomo che preserva e si integra ancora a una natura lussureggiante e incontaminata.

SILVIA

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