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SINIS: LE SPIAGGE PIÙ’ INCONTAMINATE DELLA SARDEGNA

marzo 7, 2013

sinisLa costa centro occidentale della Sardegna è forse la più sconosciuta, ma anche la più selvaggia e autentica della Sardegna. Difficile trovare grandi resort all inclusive in riva al mare, più facile imbattersi per caso in sperduti agriturismi e perdere la rotta tra stagni incontaminati. Un’oasi dove la devastazione edilizia non è ancora arrivata e dove, si spera, non arriverà mai, grazie alla relativa distanza dai principali circuiti turistici.

L’aeroporto più vicino è, infatti, quello di Alghero, a un’ora e mezza di distanza, mentre il traghetto arriva a nord a Porto Torres o a sud a Cagliari, rendendo impossibile visitare questa zona senza un’auto.
L’area marina subito a nord della città di Oristano è un’oasi protetta denominata Sinis, suddivisa tra i comuni di San Vero Milis e Cabras.

Tra gli stagni visitabili il più grande e pescoso è quello di Cabras, seguto da quello di Sale Porcus, Beu e Mistral.
Suggestive le uscite a cavallo tra stagni, lagune e saline. In inverno e in primavera presso Sale Porcus, è possibile vedere i fenicotteri rosa e al centro Lipu avere spiegazioni attraverso pannelli didattici e diorami circa le loro abitudini.
Del comune di San Vero Milis fanno parte i piccoli centri di Su Pallosu, Mandriola, Putsu Idu e Arena scoada, con le loro bellissime spiagge di acqua bassa e cristallina.
A Su Pallosu è possibile visitare una storica colonia felina, che ha sede in una vecchia tonnara e ospita 52 gatti, parzialmente adottabili. http://www.gattisupallosu.blogspot.it

Un riconoscimento prestigioso arriva direttamente dall’ultimo libro della Newton Compton Editori, intitolato: “101 tesori nascosti della Sardegna da vedere almeno una volta nella vita”.
L’Associazione Culturale Amici di Su Pallosu che gestisce l’oasi privata (via Tziu Triagus 12, Su Pallosu, Oristano, Marina di San Vero Milis), offre gratuitamente visite guidate tutto il giorno, illustrando i tesori della vecchia tonnara, mostrando incisioni antiche nell’alabastro rosa tipico della zona, e permettendo di osservare gli splendidi mici nel loro habitat naturale, un’oasi di frescura al riparo tra la macchia mediterranea che degrada fino alla spiaggia, alla quale i gatti scendono, attraverso una scaletta.

Putsu Idu offre una lunga spiaggia a semicerchio con acqua bassa ed è quindi l’ideale per famiglie e bambini.
Da qui partono inoltre le gite per l’incontaminata Isola di Mal di Ventre, che permettono di arrivarci con comodi gommoni, dopo circa 15 minuti di traversata. Contattate la signora che affitta sdraio sulla spiaggia, al ritorno dalla gita offrirà anche una gustosa merenda con dolcetti fatti in casa rigorosamente sardi (bianchini, pesche…) e il vermentino locale.
L’isola non è abitata anche se si trovano i resti di un fanatico che la prese come base di un regno indipendente da lui fondato e il faro, un tempo controllato dall’uomo e ora automatico.
La spiaggia più bella è quella di approdo, dall’acqua bassa e trasparente, ma è possibile percorrere i sentieri che si snodano attraverso la macchia e avvistare leprotti e tartarughe, unici superstiti dell’isola. Un tempo invece i pastori portavano le pecore a svernare, caricandole sulle barche. Dicono che in primavera i cespugli in fiore la colorino di splendidi colori pastello…
Segnalo inoltre il sito http://www.nelsinis.it dove è possibile prenotare percorsi di trekking, mountan bike, canoa, uscite in gommone, per visitare l’area marina nel rispetto dell’ambiente e per un contatto da vicino con la natura.

SINIS2Poco distante da Putsu Idu la costa diventa più frastagliata e crea splendide insenature dalle alti pareti giallo ocra che si buttano nel mare limpidissimo a S’arena scoada, a mio avviso il più bello del Sinis, anche se troppo frequentato, e una grande piscina riparata dalle onde a Sa mesa longa (La tavola lunga).

Entrando nel comune di Cabras la strada porta sulla destra alle famose spiagge di Mari Ermi e Is Arrutas, dove la sabbia è formata da piccoli granelli di quarzo, simili a grani di riso, che non s’incollano alla pelle bagnata dopo il bagno, e sono rigorosamente protetti dall’area marina. Vicino alle spiagge non ci sono infrastrutture se non dei baretti nello stile tipico delle case di giunchi sulle spiagge (sas baraccas), ma se arrivate con un camper è possibile dormire a bordo spiaggia nell’area adibita.

Proprio davanti a queste spiagge, si trova il surreale villaggio di San Salvatore, usato come base per i western all’italiana a causa delle sue casette basse stile far west e la strada non asfaltata, che ci rimandano alle immagini dei noti film di Sergio Leone.
In realtà San Salvatore è il novenario di Cabras, come ce ne sono molti nei centri storici della Sardegna, ovvero piccoli aggregati di case chiamate cumbessias o murastenes, riunite intorno ad una piccola chiesa, che si animano a festa nei nove giorni prima del santo patrono, con i bellissimi balli popolari, maialetti arrosto, e, nella penisola del Sinis, anguilla e muggine arrosto (pesce locale dello stagno) e fregola con le arselle (piccoli grani di farina di grano di semola).
Da segnalare nella chiesa di San Salvatore l’ipogeo, ovvero la cripta, originario tempio di Marte e Venere dell’epoca. Non è sempre visitabile ed è umidissimo come una tomba egizia, ma merita sicuramente una visita.
La festa di San Salvatore è la rinomata corsa degli scalzi che si svolge il primo fine settimana di settembre, mentre un’altra festa da segnalare è quella di Santa Giusta, appena a sud Oristano, dove si possono ammirare le barche locali, costruite di giunchi, chiamate fassonis (molto simili a quelle del lago Titicaca in Perù).

Altro luogo che merita senz’altro una sosta è il piccolo borgo di San Giovanni di Sinis, sulla punta estrema della penisola, che ospita ancora delle vecchie baracche (Sas baraccas) di legno e giunchi usate dagli abitanti di Cabras e paesi limitrofi, come pied a terre al mare durante i mesi estivi. Si trova qui anche la chiesetta più antica della Sardegna, insieme a quella di Cagliari, del V secolo, di un bellissimo color rosato e con la cupola arrotondata.
Non possiamo tralasciare Tharros, vestigia di un glorioso passato, prima punico poi fenicio, porto commerciale e nucleo urbano arroccato quasi sulla punta di Capo San Marco. Consiglio di visitare le rovine al tramonto, dopo una sosta al mare nella bella spiaggia di San Giovanni o, poco prima, Funtana Meiga, a ridosso di una giallissima parete di tufo.
Proprio sulla strada per Funtana Meiga si trova anche l’oasi Torre e’ Seu (costruita dagli spagnoli), del WWF che conserva una delle ultime macchie spontanee di palme nane.

Se ti interessa la Sardegna leggi anche l’articolo su Guilcer e la Barbagia https://postinelmondo.wordpress.com/2012/11/12/guilcer-e-barbagia-il-cuore-magico-della-sardegna-silvia/

Silvia

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