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SARDEGNA DA NORD A SUD (SILVIA)

agosto 29, 2012

Pensare alla Sardegna non significa far riferimento solo al mare cristallino e alle bellissime spiagge, benché l’isola ne sia ricchissima. Ci sono rotte, lontane dalle mete più esclusive, che ci portano a scoprire una terra dai sapori antichi, ricca di tradizioni culturali e culinarie,  reperti archeologici di civiltà perdute e natura selvaggia. Una delle coste meno battute e sfruttate dal turismo di massa è sicuramente quella ovest, che grazie ai trasporti terribilmente scomodi rimane ancora un luogo alquanto incontaminato. Ugualmente, facendo base in qualsiasi punto dell’isola, è possibile raggiungere, spingendosi di pochi chilometri nell’entroterra, piccoli centri che mantengono inalterati costumi e tradizioni, come se il tempo si fosse fermato a due secoli fa.

Raggiungere questa parte di Sardegna è possibile  traghettando a Porto Torres nella punta nord/ ovest, oppure tramite aereo su Alghero, sempre a nord ovest. Arrivando da sud, invece, e volendo pensare questo tour al contrario, è possibile raggiungere via mare o via aria la città di Cagliari.

Sono necessari un mezzo di locomozione proprio e almeno due settimane di viaggio per visitare tutta la costa ovest da nord a sud, costeggiando il mare e spingendosi anche nell’entroterra, per un assaggio di autenticità sarda.

Sbarcando di mattino presto a Porto Torres, consiglio vivamente di raggiungere Stintino e la bellissima località della Pelosa, che, ahimè, proprio per la sua natura amena, è presa d’assalto da una miriade di turisti che infestano la spiaggia, relativamente piccola (importante quindi arrivare molto presto a posizionare l’asciugamano)….ma quello che la rende così meravigliosa è la sua posizione in una piccola baia, tra un isolotto con la caratteristica torre d’avvistamento, l’isola Piana e sullo sfondo l’Asinara. L’acqua è trasparente grazie al bianchissimo fondale e bassa per moltissimi metri così da formare una splendida piscina naturale. E’ visitabile anche l’Asinara con comode gite che partono da Stintino che portano all’unico centro abitato, agli asinelli che scorazzano liberi e che le hanno regalato il nome.

Seguendo verso sud, la costa frastagliata diventa una penisola dalle altissime scogliere di nome Capo Caccia, al cui interno si nascondono le grotte di Nettuno.

Poco distante dal capo, e sempre seguendo il litorale, si giunge alla città di Alghero, che merita di essere visitata a partire dal tramonto, quando il caldo implacabile lascia tregua e i vicoli si animano di vita. Alghero sorge su dei bastioni che la proteggono dal mare, dove la sera un pullulare di persone arriva dai centri limitrofi per una cena vista mare.

È stata dominata a lungo dagli spagnoli di cui è rimasto, inespugnabile, il dialetto locale, rigorosamente catalano e i nomi delle vie molto simili a quelli che si possono trovare per i vicoli di Barcellona. Il suo nome invece deriva da  Alguerium  ovvero le alghe di mare che ne invasero un tempo la costa. Da Alghero un susseguirsi di belle spiagge porta alla selvaggia costa del Sinis, piccolo angolo di paradiso incontaminato della provincia di Oristano.

Il Sinis è una protuberanza semicircolare che fuoriesce dalla costa ed è sede di un’area marina protetta: lagune, stagni e saline sono meta di uccelli migratori come i fenicotteri rosa.

Tra le bellissime spiagge, Is Arutas è la più particolare perché composta da grani di riso di quarzo bianco e rosa, mentre a San Giovanni di Sinis si trovano le rovine fenicie, puniche e romane di Tharros. Il Sinis è però così variegato e ricco di natura e cultura da dedicargli un articolo a parte e almeno una settimana di permanenza extra per vederlo, se non tutto, in buona parte.

Oltrepassando la provincia di Oristano si raggiunge la terra delle miniere, meglio nota come iglesiente della provincia riunita di Carbonia e Iglesias. Impenetrabile nelle sue montagne che si inseguono all’infinito, la sensazione è di smarrimento lungo la strada che si inerpica e si snocciola tra mille tornanti preservando al suo interno cittadine inespugnabili come fortezze. Sulla strada in mezzo al nulla, compare un altro sito archeologico degno di nota, il tempio di Antas, punico romano, dedicato al dio Sardus Pater Babai. Cercando la via verso il mare ci si può perdere nella strada delle vecchie miniere ormai abbandonate in una paesaggio suggestivo perché completamente fuori dal mondo e disabitato per chilometri. Meritano sicuramente una visita le spiagge di Torre dei Corsari con le sue alte dune rosse come il deserto del Sahara, e Piscinas, dominata dall’hotel Dune, lunghissima, fino ad arrivare alla parte più estrema, dominata questa volta, dai nudisti. E’ possibile vedere ancora i carrelli delle miniere che qui giungono fino al mare.

Proseguendo a sud e uscendo finalmente dalle montagne, si giunge a Iglesias, punto di snodo per la strada che prosegue a sud verso le isole di San Pietro e Sant’Antioco e a sinistra per il cagliaritano. Per visitare questo tratto di costa, consiglio di traghettare da Porto Vesme fino a Carloforte e imbarcarsi su Havana-Vela (http://www.havana-vela.it/), dove il capitano Edoardo, vi permetterà di pernottare in rada nei pressi di splendide calette e in piacevole compagnia. Havana sosta tra Carloforte e Teulada per i mesi di luglio e agosto e offre la possibilità di imbarchi individuali giornalieri o per più giorni. Su richiesta è possibile invece prenotare una crociera di una settimana fino a Villasimius all’estremo est. E’ possibile quindi visitare l’isola di San Pietro, dove si parla e mangia genovese (una fantastica focaccia di Recco) perché vi fu trasferita una loro colonia, San Antioco, capo Teulada e le sue calette, la bella spiaggia di Chia dalle acque trasparenti e Pula con le rovine di Nora, altro centro simile a Tharros per le sue origini.

Tornando sulla terraferma, consiglio di tornare verso nord con la statale 131 che prosegue per Sassari, deviando per Barumini, preziosa area archeologica di epoca nuragica, antica civiltà sarda,  il pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino, sede di riti religiosi, e, più a nord, ormai in direttiva di Porto Torres, lo ziqqurat del Monte Accoddi, unico altare megalitico del suo genere in tutta l’Europa Occidentale, di origine completamente sconosciuta e scoperto, naturalmente, per caso….

Ecco le mete più suggestive di un viaggio insolito in Sardegna, terra di fascino e di mistero, dove numerosi popoli di sono arenati e hanno lasciato traccia di sé, dove è fiorita una civiltà autoctona al tempo dei nuraghi, e un pantheon di dei paragonabile a quello greco e romano, dove antichi rimedi naturali e oscure leggende si tramandano ancora oralmente nei piccoli borghi, dove il cibo tradizionale si chiama pane frattau e il cazau migliore lo trovi fatto dai vicini di casa, dove a ogni festa o sagra si ballano ancora fantastici balli popolari al suono delle launeddas tenendosi uniti per mano e si assaggiano tutti i piatti locali, dove tante tradizioni ancora rimangono celate a chi si accontenta solo delle sue splendide spiagge.

Testi consigliati:

–  Lonely Planet Sardegna, che avrei preferito scritta da un sardo…EDT ed., se cercate alloggi, ristoranti o spiegazioni dettagliate

–  Guida Mondadori Sardegna, per le bellissime foto che possono ispirare il vostro cammino

–  101 cose da fare in Sardegna almeno una volta nella vita, di Gianmichele Lisai, Newton Compton ed., scritto da un sardo che conosce la sua terra e le parti più nascoste

–  Accabadora, di M, Murgia, Einaudi ed., storia di un’antica tradizione dell’entroterra, per immergersi nell’antica cultura rurale sarda.

Leggi anche l’articolo su Guilcer e Barbagia: https://postinelmondo.wordpress.com/2012/11/12/guilcer-e-barbagia-il-cuore-magico-della-sardegna-silvia/

SILVIA

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