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ISTANBUL IN CINQUE GIORNI (Silvia)

dicembre 5, 2011

Giorno I

Per arrivare in città dall’aereoporto occorrono quaranta minuti di taxi. La prima impressione è di verde e di fiori: Istanbul è la città del tulipano, che infatti compare un po’ ovunque come simbolo.

Trovare l’albergo è un’impresa perchè i taxisti non sono di Istanbul, a volte vengono dalle campagne, non conoscono la città e, inerpicandoci per la collina del Sulthanameth, dove abbiamo scelto l’albergo, chiediamo a tantissima gente se conosce i due alberghi dove alloggeremo: Umay Hotel e Orient Express. Infine, arrivati alla piazza tra la Moschea Blu e Santa Sofia, scendiamo dal taxi decidendo di cercare a piedi,…pensavo facesse più caldo, ma ho trovato fresco, probabilmente il Bosforo porta correnti fredde dal Mar Nero.

Sistemati finalmente i bagagli e ormai sera, girovaghiamo a piedi vicino all’albergo, dove svetta la Moschea Blu che si staglia maestosa di notte impreziosita dai gabbiani che volano in cerchio sui minareti, un’atmosfera davvero da mille e una notte. Appena sotto la moschea blu, proseguendo verso il quartiere inglese, è pieno di localini dove mangiare tipici kebap (che qui presentano nei piatti), come il Meze, circondati dai gatti di cui la città è piena. Chiedo il perché della bandiera turca e mi spiegano che il riflesso della luna che occulta una stella, apparve nelle pozze di sangue dei cristiani sconfitti dopo la battaglia di Kosovo nel 1448 (la battaglia durante la quale gli Ottomani sconfissero le forze cristiane e stabilirono l’Impero ottomano nell’Europa orientale fino alla fine del XIX secolo, portando all’adozione della bandiera turca da parte del sultano Murad II).

Da li scendiamo al quartiere americano, dove si incontrano tipici pub e discopub occidentali e moltissimi stranieri con boccali di birra: non sembra di essere in Turchia ma in qualsiasi altra via occidentale.

 Giorno II

Mi sveglio con un odore di fumo fortissimo perché non è un detto “fumare come turchi” e noi non ne siamo più abituati nei posti pubblici

Visitiamo la moschea blu: grande, bella ma un po’ vuota, l’ingresso alle moschee è libero; poi Santa Sofia, 10 lire, carina, con qualche residuo di affresco bizantino. Mi diverto ad ascoltare le varie guide, alcune non si capisce da dove provengano: tanti gruppi di greci, slavi, francesi, tedeschi, americani, tutto il mondo insomma.

Alle 11 abbiamo terminato il giro delle moschee e ci dirigiamo al Topkapi dove ammiriamo i giardini pieni di tulipani e ci riposiamo scattando foto panoramiche.

Mi lascia delusa l’interno, mi aspettavo di vedere un palazzo, invece le sale sono svuotate dagli arredi e adibite a museo: tappeti, porcellane cinesi, tesori e gemme preziose…alcune sale erano chiuse. Il museo chiude alle 16.30 e costa 10 lire. Non siamo entrati all’Harem, forse la parte più carina perchè c’era una coda lunghissima (costa 5 lire in più).

Decidiamo di proseguire il pomeriggio a Ortokay dove ho letto la sera prima sulla guida che si tiene un mercatino delle pulci domenicale: è un’impresa capire come muoversi e quali mezzi prendere. Ortakoy è un paesino o quartiere che si trova dopo Taxim e Beyoglu, superato lo stretto chiamato il Corno d’Oro e proseguendo lungo il Bosforo, nella parte europea. Voglio prendere il traghetto ma non c’è di domenica per Ortakoy, così attraversiamo il ponte a piedi ammirando i pescatori che pescano nel putridume del Corno d’oro e prendiamo l’autobus sull’altra sponda, sotto la torre di Galata, dopo un fantastico panino con l’aringa al porto per 3 lire. Il bus costa 2.50 lire per due e ci porta per un pezzo poi a piedi passando davanti all’ Università e Palazzo Domalblache, che si può visitare. Appena si fiancheggia il mare sale un vento freddo…

Arrivati finalmente (dopo 8 km di cui penso almeno 3 a piedi) a Ortakoy, il mercatino mi ha deluso un po’ perché è tutta bigiotteria che si può trovare tutto anche in Italia ma i gioielli ottomani costano veramente meno, ne vale la pena. Sicuramente costa meno del gran bazar.

Mangiamo un Gözleme: pasta sfoglia fatta a mano da una donna, cotto su un piatto speciale di metallo sulla griglia ripiena di erbette e pecorino e ripiegata, una delizia tipica della campagna.

Ceniamo al ristorante Tamara: cibo buonissimo, vicino alla piazza Sulthanamenth e economico.

Si passa per il bazar della cavalleria, dal ristorante Meze, passando sotto la Moschea blu e girando a destra. Molta scelta, proviamo la zuppa di yoghurt e verdura, kebab e antipasti di pane focaccia tipico (Pide) con varie cose da spalmare, dolcetti, focaccia con formaggio…

Per fumare ci hanno consigliato la fumeria vicino al gran bazar, Cemberlitas, del cimitero, famosa per i turchi, infatti c’erano solo loro e sicuramente tipica….fumata di narghilè 7.50 lire.

Ti stordisce un po’, ma buono.

Giorno III

Il terzo giorno gita al Bosforo: 10 lire a testa sul traghetto ufficiale…ci sono quelli che propongono una gita molto più corta per anche 50 lire a testa…abbiamo poi sentito la sera a cena…per cui attenti…Arriviamo fino in fondo al Bosforo, avvistando da una rupe anche il Mar Nero. Passiamo diversi paesini arroccati sia dal lato europeo che da quello asiatico e infine scendiamo all’ultima tappa, lato asiatico, facendoci l’arrampicata fino alla collina dove c’è un castello diroccato e un ristorantino che domina il Bosforo. Pranziamo a frutti di mare per 20 lire..Il Bosforo ricorda tantissimo il Lago di Como perché è stretto e lungo, delimitato da colline verdi sui due versanti, colorate da paesini pieni di case variopinte, molto belle.

Al ritorno passiamo per il paesino Kimlata che fa uno yoghurt buonissimo acquistato a bordo per 2 lire. Volendo si può scendere dove si vuole e risalire sul battello successivo. L’ultima fermata il traghetto si ferma per 3 ore…le fermate sono 6, 4 in Europa, 2 in Asia…I paesini ricordano quelli tipici mediterranei ma sono contraddistinti dalle tipiche casette ottomane di legno..

C’è un paesino che ha le case tutte in stile liberty, stile che predomina, tanti Yali, residenze estive, villa con piscina e scalo a mare, carine. All’andata moltissimo vento freddo. La durata del viaggio è di 2 ore rilassanti. Attraccati decidiamo di fare un giro a Galata e İstiklal Caddesi (Via dell’Indipendenza) nella parte europea di Istanbul  con tutti i negozi occidentali e il tram rosso tipico che l’attraversa. Che salita ripida…e non siamo saliti sulla torre…. Ritornando andiamo a vedere il Pera plaza dall’esterno, albergo dove alloggiavano Agatha Cristie e Ataturk.

IV giorno

Ci dedichiamo allo shopping, cominciando per il Gran Bazar, il più grande bazar del mondo arabo, dove mercanteggio ma senza molto successo, poi al mercato delle spezie o bazar egiziano poco sotto al porto prendiamo the alla mela, alla fragola, dell’amore, caffè turco forte.

Andiamo alla più grande moschea sempre nel quartiere bazar, quella di Solimano, dove pittoreschi baretti offrono refrigerio tra le mura.

In serata saliamo sulla Torre Galata per vedere il tramonto che, per fortuna ha l’ascensore: li si ammira tutto il panorama del Bosforo, Corno d’oro e parte asiatica,…10 lire, adatto per fare foto.

 V giorno

Dedicato all’ultimo shopping: compriamo il narghilè in un negozio di fiducia nella strada sotto il Topkapi verso la stazione (quella dell’orient express) a Sirkeci. 35 lire con tabacco mela.

In ultimo andiamo alla Cisterna Basilica…molto suggestiva ma umidissima…. E corriamo  a fare i bagagli, l’aereo ci attende. Mi rammarico solo di non essere entrata in un hammam, il Cemberlitas, per esempio.

5 giorni di grandi fatiche, penso 50 km a piedi, forse una settimana sarebbe l’ideale perché abbiamo lasciato inesplorate alcune aree, come la parte asiatica, per esempio,…

 Quando andare: ad aprile fa ancora un po’ freddo, forse sarebbe meglio giugno. Gita adatta per i ponti, come quello del 25 aprile, 1 maggio  o 2 giugno, per esempio.

SILVIA

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From → Asia, Europa

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